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Mariella Casile (Creative Adv Magazine)
ALEXANDER STERZEL | GERMANIA PARANOIA
"J'ai brassé mon sang. Mon devoir m'est remis. Il ne faut même plus songer à
cela. Je suis réellement d'outre-tombe, et pas de commissions."
Arthur Rimbaud
Anime come spirali inesauribili e taglienti. Anime che sfidano la mortalità
e ritornano a nuova vita.
L’avventura della ricerca di Alexander è proprio questa… affrontare a viso
aperto i vivi, i morti con istantanee che ghiacciano il momento rendendolo
catartico in questo mondo che corre a strappi pensando sempre meno al
concetto di limite…
Il tempo non esiste… la morte è solo un passaggio verso una nuova vita resa
da Sterzel con pennellate tattili e carnali che riportano a nuova vita
queste anime alla deriva in un lasso di tempo decontratto. Queste foto
respirano di nuovo.
Sterzel come un’alchimista , agisce simbolicamente sulla materia al fine di
purificare lo spirito, in maniera tale che questo a sua volta,si trasformi
in qualcosa di nuovo.
Le sue opere ripercorrono la via di chi riprendendo antiche simbologie
intende connettersi con un universo attualmente oscurato, con la speranza di
preservarli per un mondo a venire che ne comprenda e ne viva il senso.
Ogni foto è un’espressione… Ogni foto è un “memento mori”, ma guardando la
serie “Germania Paranoia” non si può non notare come l’artista sia attaccato
alle sue radici tedesche. Questa serie difatti, è un urlo contro tutti quei
pregiudizi che pensano alla Germania come un popolo nazista che paga ancora
le colpe dei propri avi.
Tutto il lavoro di Sterzel ha una propria anima con una propria storia che
non si adegua ai canoni classici del bello, che non si adegua alle tendenze,
alle mode passeggere e a quello che critici e galleristi vogliono. La sua
ricerca artistica si erige a coscienza di un pianeta ormai allo sbando,
sottoposto a condizionamenti contraddittori che portano l’uomo a privarsi di
doni come l’emozionalità e il memento.
A contatto con le sue opere ci racconteremo di queste immagini che ci sono
rimaste dentro come un chiodo che non fa male ma ti lascia una vertigine che
non scade come un biglietto d’ingresso, perchè sono cariche di quell’empatia
che serve ad un’opera d’arte per essere umanizzata, così che ognuno di noi
possa attribuirgli i propri sentimenti.
Questa è una dimora di tempo sospeso tra l’oscurità della morte e la luce
della vita…
Testo critico a cura di Mariella Casile (Creative Adv Magazine)
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